Itinerario NORD

Partendo da Piazzale Roma in direzione Rialto, passando per la ferrovia, la prima visita dell’itinerario a nord della città, sulla sinistra del Canal Grande, è dedicata a Santa Lucia.
Abbiamo visto poco sopra che occorreva terreno per la stazione ferroviaria e pertanto la chiesa di Santa Lucia nel 1860 fu destinata alla demolizione e il corpo della Santa fu traslato in altro luogo.

Percorrendo la Lista di Spagna a cinque minuti dalla stazione, sulla destra incontrerete la chiesa dei Santi Geremia e Lucia.

San Geremia

La traslazione delle spoglie avvenne l’11 Luglio 1860 presso la chiesa di San Geremia. Il sacro corpo rimase per sette giorni sull’altar maggiore per poi esser posto su un altare laterale in attesa che fosse ultimata la nuova cappella. Costruita con il materiale del presbiterio della demolita chiesa di S. Lucia, su modello palladiano, fu inaugurata tre anni dopo, l’11 luglio 1863. Per maggiori dettagli circa la storia di S. Lucia potete visitare il sito:
http://digilander.libero.it/santigeremiaelucia/storiasantalucia.htm
Nel 1935 il patriarca Angelo Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII di Santa Memoria, volle che le sacre reliquie fossero ancor più degnamente valorizzate.
Lo stato del santo corpo è meraviglioso, tuttavia Egli suggerì l’esecuzione di una maschera d’argento che coprisse il volto. Il risultato fu veramente sorprendente: Lucia sembra dormire, gli occhi chiusi, i capelli fluenti.
Vestita di porpora e oro, la mano destra esce dalle larghe maniche della tunica, il capo poggia sopra un cuscino di damasco, il corpo su un materassino di seta gialla.

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All’interno è visibile un bellissimo dipinto della martire creato da Jacopo Palma il Giovane

SantaLucia

Terminata la visita alla Santa, continuiamo in direzione Rialto percorrendo Rio Terà San Leonardo e Strada Nova, fino a giungere alla Cà D’Oro.

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Questo palazzo di origine quattrocentesca, voluto dal commerciante Marino Contarini, fu così chiamato in quanto la facciata rivolta verso il Canal Grande fu ricoperta d’oro. Nel 1896, acquistato dal Barone Giorgio Franchetti, venne restaurato per ospitare la propria collezione privata di opere d’arte. Questa vicenda ci ricorda l’attuale cambio di proprietà di Palazzo Grassi, sempre sul Canal Grande.

Presso la Cà D’oro, oltre a godersi la bellezza del luogo, al primo piano è possibile osservare, in un piccolo quadro raffigurante i quattro dottori della chiesa, un occhiale ad arco posizionato sul naso di uno di loro.

Braccesco Cà D'Oro

All’ultimo piano è esposto un poster raffigurante alcune delle piastrelle rimosse circa quindici anni fa dall’antico pavimento della cappella dell’Annunziata nella chiesa di San Sebastiano, rimozione dovuta al ristrutturazione della cappella. Le 348 piastrelle sono ora conservate alla Cà D’Oro, nel laboratorio di restauro della soprintendenza alle belle arti di Venezia.
Le piastrelle in maiolica sono datate 1510 grazie alla data presente su una di esse anche se il pavimento è stato posato probabilmente nel 1531. In tale data infatti, la famiglia Lando acquistò la cappella, e la zona centrale del pavimento riporta quattro piastrelle ove è rappresentato il simbolo del casato Lando.

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Come è possibile notare nel riquadro in basso a destra, è raffigurato un occhiale rivettato posto sopra un libro cinquecentesco con cerniere di chiusura. L’oggetto scientifico quale ausilio alla lettura è stato rappresentato come simbolo di cultura e di conoscenza. Questa è solo una delle due piastrelle con occhiali presenti nel pavimento, che tutt’ora risultano le più antiche raffigurazioni di occhiali su piastrella. La cura del dettaglio, usata per disegnare l’occhiale a compasso presente nell’altra piastrella, ci permette di comparare questo manufatto con un’altra rappresentazione presente in Venezia ma purtroppo non ci assicura che l’opera sia di fornace veneziana. Infatti, analisi effettuate sul materiale usato per la loro produzione non hanno potuto chiarire la provenienza.
Come vedremo nell’itinerario Sud, presso le Gallerie dell’Accademia è conservata un’altra fantastica immagine. Entrambe rappresentano degli occhiali ornati da piccoli punti bianchi che contornano l’intera montatura ingentilendo l’oggetto. Questo denota un’attenzione particolare dei fabbricanti nella costruzione di questi oggetti che, nell’arco di circa 200 anni dall’invenzione, non ha subito rilevanti modifiche strutturali.

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Osservando questa magnifica immagine possiamo scorgere un unico particolare che differenzia questo occhiale dalla rappresentazione di Tommaso da Modena nell’affresco del 1348 in Treviso: i due cerchi che sorreggono le lenti hanno delle protuberanze nella zona inferiore, queste rappresentano dei ganci che fungono da cerniera per chiudere gli anelli dopo aver inserito le lenti.

Successivamente venivano fissati con del filo o nastro di raso com’è possibile vedere in un’altra eccellente rappresentazione a Cappella Maggiore nei dintorni di Vittorio Veneto (TV), presso la piccola chiesetta della Santissima Trinità detta anche “La Mattarella”. In una lunetta della volta rappresentante i quattro evangelisti, San Marco patrono di Venezia è rappresentato non a caso, con un mobiletto contenente dei vasi di vetro ed un occhiale.

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Lasciata la Cà D’Oro continuiamo il nostro itinerario procedendo sempre in direzione Rialto. Arrivati alla fine di Strada Nova seguiamo le indicazioni per il campo SS. Giovanni e Paolo. Nella chiesa accanto all’ospedale dovrebbe trovarsi (uso il condizionale poiché dopo due visite successive e richieste di conferme non ho trovato il manufatto) un grande bassorilievo denominato “La presentazione al tempio” del Torretti, maestro del Canova.
Sarei molto grato se qualcuno fosse in grado di fornirmi ogni indicazione utile al ritrovamento dell’oggetto. In ogni modo vi consiglio di visitare questo luogo per scoprire una parte della storia della Serenissima.
Il Dott. De Lotto, nel suo libro del 1956, dal titolo” Dallo smeraldo di Nerone agli occhiali del Cadore” , ha fotografato e riprodotto uno dei personaggi del bassorilievo, e inserito questa didascalia: la scultura è molto danneggiata, ma sono ancora ben visibili gli occhiali, in parte pure essi rovinati.

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Da SS. Giovanni e Paolo procederemo in direzione San Lorenzo fino a giungere alla chiesa di San Giorgio degli Schiavoni.

Sin dai tempi più remoti la Serenissima aveva intrapreso relazioni commerciali con la Dalmazia, sulla sponda opposta dell’Adriatico, che si erano rivelate molto importanti per gli sviluppi della crescente influenza di Venezia nel panorama storico-politico dell’epoca. Queste relazioni divennero ancora più strette dopo il passaggio dell’intera Dalmazia sotto il dominio veneziano, all’inizio del 1400. A Venezia, gli immigrati dalmati, detti anche “Schiavoni”, si raccolsero in confraternita e la comunità dalmata, residente e di passaggio, decise di erigere a proprie spese l’attuale Scuola. Poiché i santi protettori della comunità dalmata erano San Giorgio, San Trifone e San Girolamo, la Scuola assunse il nome di San Giorgio degli Schiavoni.
Qui all’interno, troveremo un ciclo di tele dipinte da Vittore Carpaccio. Nella tela raffigurante la morte di San Girolamo, possiamo osservare un’altra splendida rappresentazione di un frate che,
intento nella lettura sopra San Girolamo, inforca un paio di occhiali ma la cosa più notevole è la rara rappresentazione dell’astuccio degli occhiali appeso alla cintura.

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Itinerario CENTRO

Un percorso utilizzato ogni giorno da migliaia di veneziani, poiché collega l’ingresso della città con il centro vitale di Venezia, Rialto.

Con le sue botteghe antiche e il mercato storico, è il centro dove fu probabilmente inventato l’oggetto dei nostri desideri: l’occhiale.

San Rocco

Lasciamo Piazzale Roma alle spalle, superiamo il ponte Papadopoli e i suoi storici giardini proseguendo in direzione San Rocco. In circa 5 minuti raggiungiamo l’omonimo campo, sede della chiesa (al suo interno riposano le sacre spoglie del Santo) e di una  tra le “scuole” più antiche e importanti di Venezia, la Scuola Grande.

Considerata tra le più ricche di Venezia, la scuola conserva al suo interno un ciclo di tele dipinte da Jacopo Tintoretto, fra il 1564 e il 1588, oltre a presenze come Tiziano, Tiepolo e molti altri che la rendono paragonabile alla Cappella Sistina a Roma.

La scuola è aperta al pubblico tutti i giorni dell’anno tranne Capodanno, Pasqua e Natale dalle ore 9.00 alle 17.30

La meta del collezionista di occhiali si trova nella sala superiore. Il colpo d’occhio percepito dopo essere saliti lungo l’importante scalinata, è sublime. La sala superiore, con la volta ricoperta dagli splendidi quadri del Tintoretto, è stata arredata nella seconda metà del seicento, dall’artista Pianta il Giovane, con rivestimenti lignei. Fanno bella mostra di sé una decina di sculture e una splendida libreria scolpita nel legno.

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I 64 volumi che la compongono, sono rappresentati tutti di dorso tranne uno alla sua base, che pare dimenticato dal suo lettore appoggiato sul piano. Sopra il libro sono adagiati degli splendidi occhiali con il loro astuccio.

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Il dettaglio degli occhiali parrebbe ricordare gli occhiali ad arco inglesi prodotti nel secolo successivo,  con il ponte in acciaio e gli anelli di cuoio o corno. L’astuccio ricorda invece le scatoline degli occhiali di Norimberga.

Continuando l’osservazione delle sculture lungo la parete, potremmo notare il busto che raffigura la Scienza.

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Il busto è appoggiato a dei libri, e adagiato su uno di questi si nota la presenza di un altro occhiale che purtroppo essendo posto ad una altezza superiore alla linea di sguardo, è percepibile solo dalla fuoriuscita del profilo di una lente. Avuta per gentile concessione della confraternita, l’immagine di questo, l’occhiale risulta appoggiato ad un astuccio a busta con apertura superiore e il suo profilo ricorda un occhiale in cuoio. Purtroppo è completamente assente il ponte.

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Per realismo e rarità, questi due esemplari valgono bene una visita a questo splendido sito.

Terminata la visita, a soli due passi da San Rocco, abbiamo l’opportunità di visitare la sontuosa chiesa dei Frari con i monumenti in marmo bianco dedicati a Tiziano e Canova ed un fantastico coro in legno scolpito che fa bella mostra di se al centro della basilica.

A lato della chiesa, inserita in un’antica dimora veneziana notiamo questo stemma nobiliare:

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L’attenzione del collezionista è attratta immediatamente dal nastro che sorregge lo scudo. La memoria corre allo stemma nobiliare del XV sec. appartenuto a Annibale Occhiali, conservato presso il Museo di Sulmona (L’Aquila).

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Scolpito su pietra calcarea delle montagne aquilane, è visibile un bel paio di occhiali a rivetto del ‘400. Si fantastica avessero un ponte a molla per aumentare la presa sul naso, ciò è dovuto alla raffigurazione dell’incrocio dei due bracci sul perno centrale. Nell’insegna che abbiamo visto poco sopra, il nastro nel punto del chiodo ha la medesima raffigurazione e non avrebbe nessun senso pensare che lo scudo sia appeso ad una molla e perciò credo si tratti esclusivamente di un modo di rappresentare l’incrocio dei due bracci da parte degli scultori.

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Muro con muro alla chiesa dei Frari, si trova l’Archivio storico di Stato, dove sono conservati iCapitolari dei Cristalleri” statuti di un’arte dedicata alla lavorazione del cristallo di rocca, nei quali si citano oltre alle lenti d’ingrandimento anche le lenti per occhiali. Sono i documenti più antichi al mondo, sinora ritrovati.

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Continuando per altri 10 minuti in direzione Rialto potremmo osservare due delle tre calli presenti in Venezia con inserito nella toponomastica il mestiere dell’Ottico ed alcune raffigurazioni di occhiali antichi riprodotti negli ultimi trent’anni.

Giunti in Rughetta del Ravano, meglio conosciuta in città come Ruga Rialto, potrete visitare il nostro negozio nel cui pavimento è inserita una rappresentazione del Cardinale Ugo da Provenza. Sarete sempre i benvenuti, e potrete godere dell’esposizione a tema che ogni tre mesi aggiorniamo, presso il nostro studio Ocularium, della nostra collezione privata.

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A soli circa 50 metri dal negozio, inserita nell’area dell’antico mercato di Rialto, sulla Sx sarà possibile fotografare la piccola stradina chiamata Ramo dell’Occhialer e posteriormente a questa, la Calle dell’Occhialer. La toponomastica veneziana risale alla fine del 1500, e come riportato dal Tassini nelle sue “Curiosità Veneziane”, nelle cronache del 12 Ottobre 1619 era presente in zona l’occhialer Zuane al quale morì in 10 giorni, a causa del vaiolo, il figliolo di nome Battista. Potrebbe trattarsi di una coincidenza, di un’omonimia, oppure dello stesso “Occhialaio” ma in altra cronaca del 1610 veniva citato il nome di Zuane Occhialer legato ad un altro episodio. Lasciamo in sospeso la curiosità del lettore e riprenderemo questo discorso nell’Itinerario Sud.

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Qualche metro più avanti troviamo il sottoportico della Ruga dei Oresi che fu restaurato alcuni anni addietro e dalla pulitura riapparvero le volte affrescate. Purtroppo non sono molti gli affreschi recuperati ed una sezione del sottoportego era dedicata alle arti e mestieri di Venezia. Tra ciò che rimane però, non vi è traccia di occhiali.

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Imboccando il sottoportico dell’antica Ruga dei Oresi, di cui oggi restano poche attività di prestigio, nell’angolo destro a circa 10 metri, è presente un’attività di gioielleria bijoux, Rialta, le cui pareti sono state affrescate 30 anni addietro.

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Nell’ambientazione settecentesca, tra i personaggi raffigurati,  si nota un violinista con un paio di occhiali a cavallo del naso.

A questo punto uscendo sulla sx del sottoportico ci troveremo in campo San Giacometto, dove è presente la più antica chiesetta di Venezia, sede dell’antica arte degli orefici.

Non ci resta che attraversare il monumentale ponte di Rialto e attraversare il Campo San Bartolomeo in direzione San Lio. Raggiunto l’omonimo campo troveremo la Farmacia Guerra ed una delle vetrine rivolte al campo rappresenta un’antica stampa di Johan Stradanus  “L’alchimista” riprodotta su vetro. Molto ben raffigurato è l’occhiale indossato dall’alchimista.

Il nostro itinerario continua verso Campo Santa Marina, procedendo in direzione SS. Giovanni e Paolo dal secondo ponte che incontrate, è possibile fotografare sulla vostra sinistra il palazzo dei conti Van Axel (oggi asilo), dal quale proviene un pezzo della nostra collezione.

Fine.

San Rocco

Archivio storico di Venezia

Calle dell’occhialer Rialto

Rappresentazione affresco “Rialta”

Rappresentazione su Vetro “Farmacia Guerra” San Lio.

Itinerario SUD

L’itinerario Sud unisce le due porte d’accesso a Venezia, la moderna con l’antica, percorrendo un tratto della Venezia poco frequentata dai turisti .

Si parte dall’angolo sinistro di Piazzale Roma e si percorre la lunga fondamenta dei Tre Ponti, seguendo l’indicazione Accademia, e, successivamente, si percorre la Calle Ragusei.
Giunti al Campo dei Carmini, possiamo girare a sinistra passando per la Fondamenta del Soccorso e quella di San Sebastiano per raggiungere l’omonima chiesa dove nella cappella dell’Annunziata erano presenti le piastrelle ora conservate alla Cà D’Oro, di cui abbiamo parlato nell’itinerario Nord, raffiguranti gli occhiali.
Percorrendo quindi, la calle dell’Avogaria (fronte chiesa) e la calle Lunga San Barnaba, possiamo raggiungere il museo del settecento veneziano, “Cà Rezzonico”, un’antica dimora sul Canal Grande. Tra i dipinti esposti segnaliamo un Pietro Longhi “gli alchimisti” ed un Tiepolo “vecchio con mappamondo”,  raffiguranti rispettivamente un occhiale ad arco ed una lente d’ingrandimento.

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Esposti a palazzo anche due grandi mappamondi e l’arredamento di un’antica Farmacia conservato all’ultimo piano, che meritano una visita, ma l’opera più importante qui esposta è l’affresco del Tiepolo raffigurante il “Mondo Niovo”.

Il “Mondo Niovo”, mirabile strumento itinerante d’invenzione settecentesca, che permetteva la conoscenza del mondo circostante grazie ai vedutisti che raffiguravano su carta le piazze ed i monumenti principali delle città europee più importanti e successivamente venivano mostrati al pubblico all’interno di appositi contenitori. Il gestore della struttura con la lunga asta, gestiva l’afflusso ed indicava al pagante che il tempo per l’osservazione era scaduto.

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Tornando in Campo San Barnaba, prendiamo il sottoportego del Casin dei Nobili a sinistra e superiamo il ponte. Percorriamo una quindicina di metri e prima di giungere alla Toletta (nota libreria), troveremo una piccola fontanella e ci inseriamo nel sottoportego della calle Eremite a destra. Usciamo in fondamenta di Borgo, e la percorriamo a sinistra. Sulla nostra sinistra dopo una ventina di metri, troveremo una calle chiusa da un cancello. Avremo raggiunto il sito dell’ultima fabbrica veneziana di occhiali: la Calle Occhialera.

La fabbrica fu chiusa con la caduta della Serenissima nel 1797, ma rimasero in città alcuni abili artigiani capaci di costruire montature, lenti e strumenti scientifici per la propria clientela.

Qui di seguito vediamo alcuni premi attribuiti a loro:

SELVA GIUSEPPE di Venezia:

Anno 1816, per camera lucida, atta a disegnare gli oggetti in prospettiva, migliorata, “Medaglia d’argento”.
Anno 1816, occhiali periscopici ad imitazione di quelli di Wollaston, “Menzione onorevole”.

OLIVO ANGELO di Venezia:

Anno 1819, per invenzione di cannocchiale duplice o di doppia veduta, “Medaglia d’argento”.

SEMITECOLO LEONARDO di Venezia:

Anno 1825, per assortimento di occhiali, “Medaglia d’argento”.

Come anticipato nell’Itinerario “Centro”, il Tassini nelle sue Cronache Veneziane, rileva la presenza presso il borgo di San Trovaso di un Bortolo Occhialer. A tal Bortolo, il 26 Agosto 1612, nacque morta una figlia che avrebbe voluto chiamare Caterina.

Un altro episodio coinvolge la stessa parrocchia. Qui abitava Antonio, figlio di Zuane Occhialer, che abbiamo già trovato nell’itinerario di Centro. Potrebbe trattarsi di un’omonimia oppure la famiglia gestiva sia la fabbrica di San Trovaso che l’attività al dettaglio a Rialto.
La cronaca rileva che il figlio Antonio fu “violentemente sodomizzato” per strada dal figlio del merciaio “Al segno del Coral” in Ruga dei Oresi a Rialto che fu citato in giudizio il 26 Febbraio del 1610.

Il nostro itinerario continua per la Fondamenta Bontini in direzione San Trovaso, uno degli ultimi squeri sopravissuti in Venezia. Proseguendo oltre attraversiamo il canale e seguiamo la fondamenta Priuli.
In un paio di minuti avremo raggiunto le Gallerie dell’Accademia.

La visita all’Accademia, oltre a deliziarci con i suoi dipinti, ci riserverà una vera sorpresa quando giungeremo alla sala capitolare, dove è conservato un grande pannello da pala d’altare di Carlo Crivelli.

Carlo Crivelli nacque a Venezia nel 1430 circa e si trasferì in Dalmazia dopo aver subito una condanna per essere vissuto con una donna sposata, per poi fermarsi definitivamente nelle Marche nel 1460 ma continuò a proclamarsi pittore veneziano in tutte le sue opere firmandosi “OPUS.CAROLI.CRIVELLI.VENETI” Morì nel 1494 ad Ascoli Piceno.

La grande tavola fu dipinta tra il 1488 e il 1490 per il Duomo di Camerino nelle Marche, assieme ai Santi Girolamo e Ansovino, presenti su altra tavola, e alla Madonna della Candeletta, conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano.
Rischiò di andare completamente distrutta, prima sotto le macerie del terremoto del 1799, e successivamente perché un falegname la usò come tavola per piallare.

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I due Santi Pietro e Paolo, in piedi uno accanto all’altro, sono intenti nella lettura e Pietro inforca una splendida rappresentazione di occhiale a compasso probabilmente in ferro verniciato.

Come accennato in precedenza per la piastrella conservata alla Cà D’Oro, la precisione usata nel dipingere questo capolavoro ci permette di comparare i due occhiali. Entrambi sono decorati da una serie di piccoli punti bianchi lungo la struttura e raramente nell’iconografia sono visibili questi dettagli. Poichè l’epoca del dipinto (1490) e quella della piastrella (1510) sono molto ravvicinati, si potrebbe presumere che entrambi siano stati prodotti in un’area molto ristretta. La forte appartenenza dimostrata dal Crivelli alla terra natia sembrerebbe dimostrare che l’immagine dell’occhiale appartenga ad una produzione veneziana e pertanto che anche le piastrelle giungano da area veneziana se non fosse che il dipinto fu creato in terra marchigiana ove risultava fiorente nel medioevo una produzione di ceramiche e majoliche. Purtroppo nessun occhiale di questo tipo è giunto a noi e pertanto l’enigma della paternità resterà tale finchè nuove scoperte non possano chiarire l’argomento.

Siamo a conoscenza di un’altra opera del Crivelli dove sia rappresentato un astuccio per occhiali. La tavola è conservata attualmente al museo del Louvre a Parigi. San Giacomo della Marca è del 1477, e l’astuccio è appeso alla cintura del Santo.

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Ma le sorprese presso l’Accademia non sono terminate. Se volgiamo lo sguardo al soffitto della sala
in cui ci troviamo, avremmo l’opportunità di osservare un’ulteriore occhiale. Nello splendido soffitto a cassettoni, costruito nel XV sec. sono inseriti dei bassorilievi e in uno dei quattro cerchi raffiguranti gli evangelisti, San Giovanni è nel suo studiolo ed ha un occhiale a perno appoggiato sullo scrittoio.

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Terminata la visita all’Accademia, attraversiamo il vecchio ponte provvisorio in legno e procediamo verso San Marco.

In circa quindici minuti, raggiungiamo la piazza e saliamo al museo Correr dall’ala Napoleonica.
Uno dei più importanti musei della storia della Serenissima raccoglie numerose stampe, quadri ed oggetti. Tra le opere si possono scorgere alcune raffigurazioni di occhiali e astucci.

G. Grevenbroch nel 1754, ha raffigurato numerosi mestieri per creare un catalogo, intitolato “Gli abiti de’ veneziani”. Gli occhiali appaiono nelle mani e sui tavoli di:
– L’avvocato ed il fiscale
– Il sarto
– Nobile veneziano al banco

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Assieme ad altri oggetti utilizzati per la navigazione è visibile anche un cannocchiale in cartapesta firmato Semitecolo, ma la raffigurazione più importante è un’antica insegna della congregazione dei Vagineri.
I Vagineri erano produttori di contenitori costituitisi in Arte nel 1314.
L’insegna in questione risulta restaurata nel 1733, come riportato sotto ad essa e perciò non ci è dato sapere se siano state aggiunte o modificate alcune immagini.
Questa insegna appare essere una specie di catalogo degli oggetti prodotti dagli affiliati e tra i vari contenitori raffigurati possiamo riconoscere alcuni astucci per occhiali.
Giunti alla fine del nostro itinerario non ci resta che goderci “il più bel salotto del mondo” come fu definito da Napoleone Bonaparte.

Nella piazza sono presenti ancora due dei caffè più antichi al mondo, il Florian e il Quadri.

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Possiamo approfittarne per dissetarci e, non ultimo, per scoprire che negli specchi del XIX sec. che rivestono il Quadri Gran Caffè, è possibile scorgere alcune immagini incise di personaggi in abiti veneziani che sorreggono degli occhialini del tipo a fassamano.

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Fine