The MOON Week

La Luna come veniva vista nella Venezia del ‘700.

La vetrina di questo mese è dedicata al nostro satellite, in occasione del 50° anniversario dello sbarco dell’uomo sulla luna.

La luna viene osservata sin dai tempi antichi assieme al resto del cosmo, ma come la osservavano i veneziani del ‘700? Quali strumenti utilizzavano?

Esposti con la collezione sole Estate 2019,  potete osservare alcuni rari cannocchiali in cartapesta prodotti dagli ottici veneziani tra il 1700 e il 1800, firmati dai Fratelli Dolci, da Biasio Burlini, Domenico Selva, Olivo, Deregni e Leonardo Semitecolo.

 

Mostra “Il giorno e la notte”

Questo mese dedichiamo la vetrina alla spettacolare mostra “Il giorno e la notte. Dal vedutismo al cinema muto”. E’ questo il titolo della mostra a cura di Carlo Montanaro e Giancarlo Pauletto,  inaugurata  sabato 25 maggio, alle ore 17.30 e che sarà visibile per tutta la stagione estiva, fino al 13 ottobre 2019, nella Galleria Saggitaria di Pordenone.

Un percorso espositivo che mira a mettere in luce la potenza e la magia dell’immagine, e la sua trasformazione in visione dinamica e proiezione cinematografica, attingendo dall’Archivio Carlo Montanaro, che proporrà al pubblico acqueforti, cromoliti, albumine, imbibizioni, viraggi e oggetti come la camera ottica e il megaletescopio, in un percorso che spazierà dalla prima forma di spettacolarizzazione delle immagini, fino alle soglie della magia del cinema muto.

L’esposizione, promossa dal Centro Iniziative Culturali Pordenone e organizzata in collaborazione con La Fabbrica del Vedere, che vede il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli, con la collaborazione de Le Giornate del Cinema Muto, sarà visitabile dal martedì alla domenicadalle ore 16.00 alle ore 19.00, con ingresso libero.

 

 

 

4° Concorso fotografico per bambini e ragazzi: Luci e colori di Rialto

Con estremo piacere anche quest’anno accogliamo ed esponiamo le fotografie dei vincitori del 4° concorso fotografico dedicato ai bambini e voluto dalla maestra Gabriella Giaretta, presidente del Comitato Campo Rialto Novo e adiacenze. La giuria di quest’anno risultava composta dal fotografo e scrittore Philippe Apatie, daIl’architetto e membro del comitato Claudio Paggiarin e dalla giornalista Vera Mantengoli.

Il concorso, dedicato a ragazzini dagli 8 anni ai 16 anni, si propone di far cercare, trovare, osservare e indagare gli aspetti più significativi dei segni storici e architettonici dell’Isola di Rialto per apprendere dalla Storia e creare il Futuro.

Quest’anno in 27 hanno partecipato al concorso dedicato a “Luci e colori”, inviando numerose fotografie. La vincitrice è risultata Marta Stella Urbani di 12 anni con la foto “Luce del silenzio”. Terza classificata Carlotta Sfriso, di 14 anni con “Alba a Rialto”. Siamo particolarmente orgogliosi di esporre il secondo classificato, Lorenzo Vascellari di 9 anni (il più piccolo) con “1 Photo/1 Euro” sottotitolata “Sopravvivere a Rialto”.

La giuria ha apprezzato l’inquadratura del banco del pesce con il senso di profondità grazie alle linee di fuga perfettamente equilibrate, e la sottile l’ironia perfettamente inserita nell’angolo in alto a dx con la richiesta di denaro per ogni scatto. Lorenzo ha dichiarato: Papà ho aspettato che il pescivendolo si girasse!

La “Nuova Venezia” ha dedicato alla premiazione un breve articolo ed è, come ogni anno, disponibile su richiesta il libretto con tutte le foto partecipanti.

 

                                               

 

Buona Pasqua

Buona Pasqua 2019

Ringraziamo la vetreria “Arte Muranese di Gianni Nichetto ” per le splendide “Uova pasquali” in vetro di Murano.

 

Carnevale 2019: Dalla Luna alla Terra.

Abbiamo realizzato la vetrina del carnevale 2019, dedicato alla Luna, con un cannocchiale in cartapesta laccata risalente a metà ‘800 che osserva una splendida maschera artigianale a forma di Luna. La ridotta distanza tra il cannocchiale e la maschera rende alla perfezione l’idea dell’ingrandimento possibile già all’epoca con questi strumenti.

Le maschere a farfalla della parte sottostante sono un omaggio alla nuova collezione 2019 della linea Vascellari donna.

 

Autunno

La vetrina di questo mese è dedicata all’autunno.

Gli oggetti che fanno da cornice ai nuovi colori delle montature Vascellari, sono i tipici e originali strumenti di lavoro usati nella vita rurale descritta nel libro di Urbano Vascellari  “Diario di un alpino”.

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Diario di un Alpino

A partire da questa sera, Sabato 04 Agosto, Ottica Vascellari chiuderà per ferie fino al giorno 25 Agosto compreso. Riapriremo al pubblico Lunedì 27.

Nel frattempo auguriamo buone vacanze a tutti.

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Tempo di Vacanze

Luglio! Tempo di Vacanze, si respira aria di mare, di sole, di spiaggia. Tra poco si andrà in ferie e potrebbe essere il momento buono per provvedere a una maschera da nuoto graduata per lo snorkeling nei mari tropicali (per chi ci andrà!), o un paio di occhialini da nuoto graduati, o semplicemente per un paio di colorati occhiali da sole, magari con lenti polarizzate, per la massima protezione sia al mare, che in montagna. Qualunque sia la vostra idea di vacanze, noi abbiamo quello che fa per voi.

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Itinerario NORD (blu)

Partendo da Piazzale Roma in direzione Rialto, passando per la ferrovia, la prima visita dell’itinerario a nord della città, sulla sinistra del Canal Grande, è dedicata a Santa Lucia.
Abbiamo visto poco sopra che occorreva terreno per la stazione ferroviaria e pertanto la chiesa di Santa Lucia nel 1860 fu destinata alla demolizione e il corpo della Santa fu traslato in altro luogo.

Percorrendo la Lista di Spagna a cinque minuti dalla stazione, sulla destra incontrerete la chiesa dei Santi Geremia e Lucia.

San Geremia

La traslazione delle spoglie avvenne l’11 Luglio 1860 presso la chiesa di San Geremia. Il sacro corpo rimase per sette giorni sull’altar maggiore per poi esser posto su un altare laterale in attesa che fosse ultimata la nuova cappella. Costruita con il materiale del presbiterio della demolita chiesa di S. Lucia, su modello palladiano, fu inaugurata tre anni dopo, l’11 luglio 1863. Per maggiori dettagli circa la storia di S. Lucia potete visitare il sito:
http://digilander.libero.it/santigeremiaelucia/storiasantalucia.htm
Nel 1935 il patriarca Angelo Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII di Santa Memoria, volle che le sacre reliquie fossero ancor più degnamente valorizzate.
Lo stato del santo corpo è meraviglioso, tuttavia egli suggerì l’esecuzione di una maschera d’argento che coprisse il volto. Il risultato fu veramente sorprendente: Lucia sembra dormire, gli occhi chiusi, i capelli fluenti.
Vestita di porpora e oro, la mano destra esce dalle larghe maniche della tunica, il capo poggia sopra un cuscino di damasco, il corpo su un materassino di seta gialla.

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All’interno è visibile un bellissimo dipinto della martire creato da Jacopo Palma il Giovane

SantaLucia

Terminata la visita alla Santa, continuiamo in direzione Rialto percorrendo Rio Terà San Leonardo e Strada Nova, fino a giungere alla Cà D’Oro.

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Questo palazzo di origine quattrocentesca, voluto dal commerciante Marino Contarini, fu così chiamato in quanto la facciata rivolta verso il Canal Grande fu ricoperta d’oro. Nel 1896, acquistato dal Barone Giorgio Franchetti, venne restaurato per ospitare la propria collezione privata di opere d’arte. Questa vicenda ci ricorda l’attuale cambio di proprietà di Palazzo Grassi, sempre sul Canal Grande.

Presso la Cà D’oro, oltre a godersi la bellezza del luogo, al primo piano è possibile osservare, in un piccolo quadro raffigurante i quattro dottori della chiesa, un occhiale ad arco posizionato sul naso di uno di loro.

Braccesco Cà D'Oro

All’ultimo piano è esposto un poster raffigurante alcune delle piastrelle rimosse circa quindici anni fa dall’antico pavimento della cappella dell’Annunziata nella chiesa di San Sebastiano, rimozione dovuta al ristrutturazione della cappella. Le 348 piastrelle sono ora conservate alla Cà D’Oro, nel laboratorio di restauro della soprintendenza alle belle arti di Venezia.
Le piastrelle in maiolica sono datate 1510 grazie alla data presente su una di esse anche se il pavimento è stato posato probabilmente nel 1531. In tale data infatti, la famiglia Lando acquistò la cappella, e la zona centrale del pavimento riporta quattro piastrelle ove è rappresentato il simbolo del casato Lando.

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Come è possibile notare nel riquadro in basso a destra, è raffigurato un occhiale rivettato posto sopra un libro cinquecentesco con cerniere di chiusura. L’oggetto scientifico quale ausilio alla lettura è stato rappresentato come simbolo di cultura e di conoscenza. Questa è solo una delle due piastrelle con occhiali presenti nel pavimento, che tutt’ora risultano le più antiche raffigurazioni di occhiali su piastrella. La cura del dettaglio, usata per disegnare l’occhiale a compasso presente nell’altra piastrella, ci permette di comparare questo manufatto con un’altra rappresentazione presente in Venezia ma purtroppo non ci assicura che l’opera sia di fornace veneziana. Infatti, analisi effettuate sul materiale usato per la loro produzione non hanno potuto chiarire la provenienza.
Come vedremo nell’itinerario Sud, presso le Gallerie dell’Accademia è conservata un’altra fantastica immagine. Entrambe rappresentano degli occhiali ornati da piccoli punti bianchi che contornano l’intera montatura ingentilendo l’oggetto. Questo denota un’attenzione particolare dei fabbricanti nella costruzione di questi oggetti che, nell’arco di circa 200 anni dall’invenzione, non ha subito rilevanti modifiche strutturali.

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Osservando questa magnifica immagine possiamo scorgere un unico particolare che differenzia questo occhiale dalla rappresentazione di Tommaso da Modena nell’affresco del 1348 in Treviso: i due cerchi che sorreggono le lenti hanno delle protuberanze nella zona inferiore, queste rappresentano dei ganci che fungono da cerniera per chiudere gli anelli dopo aver inserito le lenti.

Successivamente venivano fissati con del filo o nastro di raso com’è possibile vedere in un’altra eccellente rappresentazione a Cappella Maggiore nei dintorni di Vittorio Veneto (TV), presso la piccola chiesetta della Santissima Trinità detta anche “La Mattarella”. In una lunetta della volta rappresentante i quattro evangelisti, San Marco patrono di Venezia è rappresentato non a caso, con un mobiletto contenente dei vasi di vetro ed un occhiale.

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Lasciata la Cà D’Oro continuiamo il nostro itinerario procedendo sempre in direzione Rialto. Arrivati alla fine di Strada Nova seguiamo le indicazioni per il campo SS. Giovanni e Paolo. Nella chiesa accanto all’ospedale dovrebbe trovarsi (uso il condizionale poiché dopo due visite successive e richieste di conferme non ho trovato il manufatto) un grande bassorilievo denominato “La presentazione al tempio” del Torretti, maestro del Canova.
Sarei molto grato se qualcuno fosse in grado di fornirmi ogni indicazione utile al ritrovamento dell’oggetto. In ogni modo vi consiglio di visitare questo luogo per scoprire una parte della storia della Serenissima.
Il Dott. De Lotto, nel suo libro del 1956, dal titolo” Dallo smeraldo di Nerone agli occhiali del Cadore” , ha fotografato e riprodotto uno dei personaggi del bassorilievo, e inserito questa didascalia: la scultura è molto danneggiata, ma sono ancora ben visibili gli occhiali, in parte pure essi rovinati.

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Da SS. Giovanni e Paolo procederemo in direzione San Lorenzo fino a giungere alla chiesa di San Giorgio degli Schiavoni.

Sin dai tempi più remoti la Serenissima aveva intrapreso relazioni commerciali con la Dalmazia, sulla sponda opposta dell’Adriatico, che si erano rivelate molto importanti per gli sviluppi della crescente influenza di Venezia nel panorama storico-politico dell’epoca. Queste relazioni divennero ancora più strette dopo il passaggio dell’intera Dalmazia sotto il dominio veneziano, all’inizio del 1400. A Venezia, gli immigrati dalmati, detti anche “Schiavoni”, si raccolsero in confraternita e la comunità dalmata, residente e di passaggio, decise di erigere a proprie spese l’attuale Scuola. Poiché i santi protettori della comunità dalmata erano San Giorgio, San Trifone e San Girolamo, la Scuola assunse il nome di San Giorgio degli Schiavoni.
Qui all’interno, troveremo un ciclo di tele dipinte da Vittore Carpaccio. Nella tela raffigurante la morte di San Girolamo, possiamo osservare un’altra splendida rappresentazione di un frate che,
intento nella lettura sopra San Girolamo, inforca un paio di occhiali ma la cosa più notevole è la rara rappresentazione dell’astuccio degli occhiali appeso alla cintura.

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Itinerario CENTRO (rosso)

Un percorso utilizzato ogni giorno da migliaia di veneziani, poiché collega l’ingresso della città con il centro vitale di Venezia, Rialto.

Con le sue botteghe antiche e il mercato storico, è il centro dove fu probabilmente inventato l’oggetto dei nostri desideri: l’occhiale.

San Rocco

Lasciamo Piazzale Roma alle spalle, superiamo il ponte Papadopoli e i suoi storici giardini proseguendo in direzione San Rocco. In circa 5 minuti raggiungiamo l’omonimo campo, sede della chiesa (al suo interno riposano le sacre spoglie del Santo) e di una  tra le “scuole” più antiche e importanti di Venezia, la Scuola Grande.

Considerata tra le più ricche di Venezia, la scuola conserva al suo interno un ciclo di tele dipinte da Jacopo Tintoretto, fra il 1564 e il 1588, oltre a presenze come Tiziano, Tiepolo e molti altri che la rendono paragonabile alla Cappella Sistina a Roma.

La scuola è aperta al pubblico tutti i giorni dell’anno tranne Capodanno, Pasqua e Natale dalle ore 9.00 alle 17.30

La meta del collezionista di occhiali si trova nella sala superiore. Il colpo d’occhio percepito dopo essere saliti lungo l’importante scalinata, è sublime. La sala superiore, con la volta ricoperta dagli splendidi quadri del Tintoretto, è stata arredata nella seconda metà del seicento, dall’artista Pianta il Giovane, con rivestimenti lignei. Fanno bella mostra di sé una decina di sculture e una splendida libreria scolpita nel legno.

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I 64 volumi che la compongono, sono rappresentati tutti di dorso tranne uno alla sua base, che pare dimenticato dal suo lettore appoggiato sul piano. Sopra il libro sono adagiati degli splendidi occhiali con il loro astuccio.

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Il dettaglio degli occhiali parrebbe ricordare gli occhiali ad arco inglesi prodotti nel secolo successivo,  con il ponte in acciaio e gli anelli di cuoio o corno. L’astuccio ricorda invece le scatoline degli occhiali di Norimberga.

Continuando l’osservazione delle sculture lungo la parete, potremmo notare il busto che raffigura la Scienza.

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Il busto è appoggiato a dei libri, e adagiato su uno di questi si nota la presenza di un altro occhiale che purtroppo essendo posto ad una altezza superiore alla linea di sguardo, è percepibile solo dalla fuoriuscita del profilo di una lente. Avuta per gentile concessione della confraternita, l’immagine di questo, l’occhiale risulta appoggiato ad un astuccio a busta con apertura superiore e il suo profilo ricorda un occhiale in cuoio. Purtroppo è completamente assente il ponte.

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Per realismo e rarità, questi due esemplari valgono bene una visita a questo splendido sito.

Terminata la visita, a soli due passi da San Rocco, abbiamo l’opportunità di visitare la sontuosa chiesa dei Frari con i monumenti in marmo bianco dedicati a Tiziano e Canova ed un fantastico coro in legno scolpito che fa bella mostra di se al centro della basilica.

A lato della chiesa, inserita in un’antica dimora veneziana notiamo questo stemma nobiliare:

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L’attenzione del collezionista è attratta immediatamente dal nastro che sorregge lo scudo. La memoria corre allo stemma nobiliare del XV sec. appartenuto a Annibale Occhiali, conservato presso il Museo di Sulmona (L’Aquila).

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Scolpito su pietra calcarea delle montagne aquilane, è visibile un bel paio di occhiali a rivetto del ‘400. Si fantastica avessero un ponte a molla per aumentare la presa sul naso, ciò è dovuto alla raffigurazione dell’incrocio dei due bracci sul perno centrale. Nell’insegna che abbiamo visto poco sopra, il nastro nel punto del chiodo ha la medesima raffigurazione e non avrebbe nessun senso pensare che lo scudo sia appeso ad una molla e perciò credo si tratti esclusivamente di un modo di rappresentare l’incrocio dei due bracci da parte degli scultori.

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Muro con muro alla chiesa dei Frari, si trova l’Archivio storico di Stato, dove sono conservati iCapitolari dei Cristalleri” statuti di un’arte dedicata alla lavorazione del cristallo di rocca, nei quali si citano oltre alle lenti d’ingrandimento anche le lenti per occhiali. Sono i documenti più antichi al mondo, sinora ritrovati.

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Continuando per altri 10 minuti in direzione Rialto potremmo osservare due delle tre calli presenti in Venezia con inserito nella toponomastica il mestiere dell’Ottico ed alcune raffigurazioni di occhiali antichi riprodotti negli ultimi trent’anni.

Giunti in Rughetta del Ravano, meglio conosciuta in città come Ruga Rialto, potrete visitare il nostro negozio nel cui pavimento è inserita una rappresentazione del Cardinale Ugo da Provenza. Sarete sempre i benvenuti, e potrete godere dell’esposizione a tema che ogni tre mesi aggiorniamo, presso il nostro studio Ocularium, della nostra collezione privata.

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A soli circa 50 metri dal negozio, inserita nell’area dell’antico mercato di Rialto, sulla Sx sarà possibile fotografare la piccola stradina chiamata Ramo dell’Occhialer e posteriormente a questa, la Calle dell’Occhialer. La toponomastica veneziana risale alla fine del 1500, e come riportato dal Tassini nelle sue “Curiosità Veneziane”, nelle cronache del 12 Ottobre 1619 era presente in zona l’occhialer Zuane al quale morì in 10 giorni, a causa del vaiolo, il figliolo di nome Battista. Potrebbe trattarsi di una coincidenza, di un’omonimia, oppure dello stesso “Occhialaio” ma in altra cronaca del 1610 veniva citato il nome di Zuane Occhialer legato ad un altro episodio. Lasciamo in sospeso la curiosità del lettore e riprenderemo questo discorso nell’Itinerario Sud.

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Qualche metro più avanti troviamo il sottoportico della Ruga dei Oresi che fu restaurato alcuni anni addietro e dalla pulitura riapparvero le volte affrescate. Purtroppo non sono molti gli affreschi recuperati ed una sezione del sottoportego era dedicata alle arti e mestieri di Venezia. Tra ciò che rimane però, non vi è traccia di occhiali.

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Imboccando il sottoportico dell’antica Ruga dei Oresi, di cui oggi restano poche attività di prestigio, nell’angolo destro a circa 10 metri, è presente un’attività di gioielleria bijoux, Rialta, le cui pareti sono state affrescate 30 anni addietro.

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Nell’ambientazione settecentesca, tra i personaggi raffigurati,  si nota un violinista con un paio di occhiali a cavallo del naso.

A questo punto uscendo sulla sx del sottoportico ci troveremo in campo San Giacometto, dove è presente la più antica chiesetta di Venezia, sede dell’antica arte degli orefici.

Non ci resta che attraversare il monumentale ponte di Rialto e attraversare il Campo San Bartolomeo in direzione San Lio. Raggiunto l’omonimo campo troveremo la Farmacia Guerra ed una delle vetrine rivolte al campo rappresenta un’antica stampa di Johan Stradanus  “L’alchimista” riprodotta su vetro. Molto ben raffigurato è l’occhiale indossato dall’alchimista.

Il nostro itinerario continua verso Campo Santa Marina, procedendo in direzione SS. Giovanni e Paolo dal secondo ponte che incontrate, è possibile fotografare sulla vostra sinistra il palazzo dei conti Van Axel (oggi asilo), dal quale proviene un pezzo della nostra collezione.

Fine.

San Rocco

Archivio storico di Venezia

Calle dell’occhialer Rialto

Rappresentazione affresco “Rialta”

Rappresentazione su Vetro “Farmacia Guerra” San Lio.